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Viù e la sua valle erano già abitati in epoca preistorica, come testimoniano alcune incisioni rupestri ed alcune asce neolitiche, purtroppo andate perdute in un incendio durante la guerra.

Altri reperti di epoca romana testimoniano che questi luoghi sono sempre stati abitati, soprattutto da popolazioni risiedenti in pianura che risalivano i monti in cerca di pascoli o di vie di commercio. Lo stesso toponimo "Viù" sembra derivare dal latino vicus, villaggio.

In epoca medievale il luogo era di proprietà del vescovo di Torino, come tutte le Valli di Lanzo. Nel 1159 la signoria fu trasferita ai Visconti di Baratonia, che gestirono vaste porzioni delle Valli di Lanzo ed estesero i loro possessi sino a Vallo e Varisella.

Nel 1333 cedettero un quarto del feudo ai Giusti di Susa, altri due quarti furono ceduti alla stessa famiglia nel 1335. A loro volta i Giusti trasferirono gran parte della proprietà ai Provana di Carignano, nel 1350.

Quando i Savoia emersero sulle altre casate, Viù e la sua valle furono attribuite al ramo degli Acaia. Nel 1538 e nel 1551 subì l'invasione dei francesi, che attribuirono la signoria al conte Andrea Provana di Leinì, braccio destro di Emanuele Filiberto e suo stretto consigliere. Nel 1634 Ottavio Provana acquistò l'ultimo quarto del feudo dagli Arcour ed unificò così il territorio. Vittorio Amedeo I lo nominò primo conte di Viù.

Viù non fu poi coinvolta in particolari eventi storici sino alla seconda guerra mondiale, quando fu oggetto di molti eccidi dovuta alla tenace resistenza partigiana, che trovava nelle montagne circostanti un rifugio sicuro. Un monumento al Colle del Lys ricorda i suoi caduti.